Immaginiamo di avere un blocco di silicio come quello a destra, che ha subito:
Colleghiamo il sislicio ad un circuito, formando:
Se guardassimo le concentrazioni (in una scala logaritmica) avremo un andamento delle concentrazioni simile a quello nel grafico in figura.

Finché il Silicio non è chiuso in nessuna maglia, abbiamo che: \(\begin{CD} {\vec{I}_{TOT} = 0} @>>> {\vec{J}_{TOT} = 0} \end{CD}\)
Tuttavia, quando colleghiamo i due pezzi di Silicio abbiamo un notevole gradiente di densità delle lacune, cio comporta che avremo una densità di carica di diffusione: \(\vec{J}_{p,DIFF} = -q\cdot D_p \cdot \frac{\partial p}{\partial x}\;\hat{x}\)
Nel nostro caso, $\vec{J}_{p,DIFF}$ è da destra verso sinistra.
Analogamente, abbiamo anche un gradiente di densità degli elettroni, che genera anch’esso una densità di carica di diffusione: \(\vec{J}_{n,DIFF} = +q \cdot D_n \cdot \frac{\partial p}{\partial x}\;\hat{x}\)
Anche in questo caso, avremo che $\vec{J}_{n,DIFF}$ è diretta da sinistra verso destra.
Questo sembra andare in contraddizione con quanto affermato prima, in quanto: \(\vec{J}_{TOT} = \vec{J}_{p,DIFF} + \vec{J}_{n,DIFF} \neq 0\)
Dobbiamo però notare che stiamo ignorando la corrente di drift, che è presente solo in presenza di un campo elettrico. Seppur non sembra il nostro caso, in realtà all’interno del Silicio nel momento in cui abbiamo messo a contatto le due parti drogate si è autogenerato un campo elettrico interno.
Effettuiamo quindi uno zoom di quello che accade nella zona di confine:
Il materiale $P$ è neutro perché per ogni ione accettore fisso è presente una lacuna associata al drogaggio che compensa lo squilibrio di carica.
Analogamente, il materiale $N$ è neutro perché per ogni ione donatore fisso è presente un elettrone libero associato al drogaggio che compensa lo squilibrio.
Quando rimuoviamo la separazione, le lacune di $P$ si spostano nel materiale $N$. Considerando le concentrazioni relative di lacune ed elettroni è praticamente certo che le lacune si ricombinano con elettroni liberi.
Questo comporta che le lacune, diffondendosi da $P$ verso $N$ e combinandosi con gli elettroni liberi, scompensano l’equilibrio di carica del materiale $P$, esattamente come accade nel materiale $N$ con gli elettroni che si diffondono in verso opposto.
L’effetto finale di questo ricombinamento è che le cariche fisse, sia di $P$ che di $N$, che si trovano vicino al confine si ritrovano in uno squilibrio, producendo:
La diffusione ha quindi portato ad una regione di spazio, indicata con $W$, dove i due estremi hanno una porzione di spazio a carica positiva e un’altra a carica negativa, che è dimostrabile essere uguale.

La regione $W$ viene chiamata Zona di Svuotamento, e agisce analogamente ad un condensatore, generando internamente un campo Elettrico $E$, diretto da $N$ verso $P$. È quindi banale notare che il campo elettrico, per via del suo verso, va a opporsi sia al movimento delle lacune che a quello degli elettroni.
Ricordando che dobbiamo dimostrare che: $$ \begin{CD} {\vec{J}{TOT} = \vec{J}{n} + \vec{J}{p} = 0 } @>\text{Equilibrio Termodinamico}» \vec{J}{n} = - \vec{J}_{p}
\end{CD} $$
Dall’analisi qualitativa abbiamo però dedotto che entrambe le cariche hanno lo stesso verso, quindi dovranno avere lo stesso segno. Perciò ne deduciamo che: \(\begin{matrix} \vec{J}_{n} = 0 & \vec{J}_{p} = 0 \end{matrix}\)
Ovvero: \(\begin{cases} \vec{J}_{n} = qD_n \frac{\partial n}{\partial x} \hat{x} + n q \mu_n \vec{E} = 0 \\[0.75em] \vec{J}_{p} = -qD_p \frac{\partial p}{\partial x} \hat{x} + p q \mu_p \vec{E} = 0 \end{cases}\)
Ignoriamo la risoluzione analitica di questo sistema ed effettuiamo uno studio qualitativo.
Sappiamo che la distribuzione di carica si espanderà nello spazio per dimensioni $x_n$ e $x_p$ diverse, così come le densità di carica $\rho(x)$. Questo accade perché i due materiali sono stati drogati con concentrazioni diverse.
A partire dalle concentrazioni di carica, possiamo ricavare l’andamento del grafico del capo elettrico ricordando che: \(\frac{dE}{dx} = \frac{\rho(x)}{\varepsilon}\)
Perciò, all’interno della Zona di Svuotamento avremo un campo elettrico che aumenta linearmente in modulo più ci si avvicina alla separazione.
Analogamente ricaviamo il grafico del potenziale ricordando che: \(E = - {d\varphi \over dx}\)
Il potenziale rimane costante nelle zone esterne, e varia crescendo all’interno della zona di svuotamento. Chiamiamo $\varphi_p$ il potenziale nella zona $P$ e $\varphi_n$ il potenziale nella zona $N$.
Chiamiamo la differenza di potenziale $\Delta\varphi$ Potenziale di Built-In o Barriera di Potenziale: \(\boxed{\Delta\varphi = V_0 = \frac{K_BT}{q} \cdot \ln{\Biggl(\frac{N_AN_D}{n_i^2}\Biggr)}}\)
Perciò le lacune $P$ dovranno “vincere” questo potenziale per poter entrare all’interno della zona $N$. Questo fenomeno, per quanto raro, è possibile. Tuttavia i suoi effetti sono compensati dal fatto che quando è presente il campo elettrico, le lacune genrate termicamente da $N$ si spostano per drift verso $P$.

Se noi provassimo a collegare un tensiometro però non vedremmo alcun potenziale. Questo accade perché, nel momento in cui colleghiamo gli elettrodi con le zone drogate, si genereranno altri potenziali di contatto. Il potenziale che andremo quindi a misurare sarà: $V_2 + V_1 + V_0 = 0$
Analizziamo quindi adesso cosa accade quando applichiamo un potenziale $V$ agli estremi del Silicio.

Ipotizziamo, per semplicità, che non ci siano cadute di potenziale fuori dalla zona di svuotamento $W$.
Applicando un potenziale positivo alla zona $P$ l’effetto che abbiamo è che la barriera di potenziale si abbassa, avendo una nuova differenza di potenziale $V_0 - V$.

Nell’immagine manteniamo costante $\varphi_p$.
Abbassando la barriera di diffusione, quello che osserviamo è che la componente di diffusione, sia degli elettroni $J_{n,DIFF}$ che delle lacune $J_{p,DIFF}$, aumenta in modo esponenziale, poiché il campo elettrico repulsivo interno è adesso attenuato dal potenziale esterno.
Quello che invece accade alla corrente di drift è particolare, in quanto è proporzionale al campo elettrico quando $n$ e $p$ sono sufficientemente grandi. Nel nostro caso invece, poiché $n$ e $p$ sono rispettivamente cariche minoritarie, diminuiscono per un massimo fattore per noi trascurabile (dopo un po’ le cariche che possono spostarsi si sono spostate tutte), al punto che è possibile considerare $J_{n, DRIFT}$ e $J_{p, DRIFT}$ come piccole e costanti.
L’effetto complessivo è quindi che: \(\boxed{\vec{J}_{TOT} \neq 0}\)
In particolare avremo una densità di corrente diretta dall’Anodo verso il Catodo.
Se invece invertiamo la polarità della tensione, applicando una tensione $V_1 = -V$, avremo degli effetti opposti a quelli precedenti.
| Gli effetti di $V_1$ sul potenziale di barriera non è diminuirlo ma bensì aumentarlo $V_0 + | V_1 | $. |
Alzando la barriera di diffusione, osserviamo che le componenti di diffusione $J_{n,DIFF}$ e $J_{p,DIFF}$ diminuiscono, diventando molto piccole. Le componenti di drift $J_{n, DRIFT}$ e $J_{p, DRIFT}$ rimangono invece piccole e costanti.
L’effetto complessivo continua ad essere che $\vec{J}_{TOT} \neq 0$, ma a differenza di prima questa densità di corrente sarà piccola, poiché dovuta principalmente alla componente di drift, e avrà direzione dal Catodo verso l’Anodo.
Abbiamo quindi detto che la barriera di potenziale è: \(V_0 = \frac{K_BT}{q}\ln{\Biggl(\frac{N_AN_D}{n_i^2}\Biggr)}\)
La dimensione della zona di svuotameto è data dalla seguente relazione (non è necessario ricordarla): \(W = \sqrt{\frac{2\varepsilon}{q}\Biggl(\frac{1}{N_A} + \frac{1}{N_D}\Biggr) (V_0 - V_{AK})}\)
Chiamiamo quindi diodo quel componente elettronico composto come il blocco di Silicio che abbiamo appena studiato.
Chiamando $I_D$ la corrente che passa nel diodo e $V_D$ la differenza di potenziale ai capi del diodo otteniamo la Legge di Shockley: \(\boxed{ I_D = I_S \cdot \Biggl(e^{\frac{V_D}{\eta\cdot V_T}} - 1\Biggr)\;[A] }\)
La corrente $I_S$ viene chiamata Corrente Inversa di Saturazione ed equivale alla corrente di drift. È tipicamente molto piccola $(I_S \in [10^{-9}, 10^{-15}]\;A)$.
La tensione $V_T$ è la tensione termica (thermal voltage): $$ \begin{CD} {V_T = \frac{K_BT}{q}} @>{T = 300°K}» {V_T \approx 26\;mV}
\end{CD} $$
La variabile $\eta$ invece è chiamato Fattore di Idealità, e vale $\eta \in \Set{1, 2}$.

Quando applichiamo $V_D > 0$ si dice che siamo in Polarizzazione Diretta, e predomina il termine esponenziale. Se invece applicassimo $V_D < 0$ si dice che siamo in Polarizzazione Inversa, il termine esponenziale tende a 0 e predomina il fattore $-1$, che quindi produce $I_D = -I_S$, ovvero una corrente di direzione inversa e molto piccola, coerente con la corrente di drift.
Sulla destra possiamo vedere una rappresentazione grafica della corrente al variare della differenza di potenziale.
Notiamo subito che per $V_D = 0 \rArr I_D = 0$, quindi il grafico passerà per l’origine.
Se prendiamo il valore $V_D = 4 \cdot V_T \approx 100mV$, sapendo che $\eta = 1$, otteniamo $I_D = I_S (e^{4} - 1) \approx I_S \cdot e^{4}$
Se prendiamo il valore $V_D = -4 \cdot V_T \approx 100mV$ otteniamo $I_D = I_S (e^{-4} - 1) \approx -I_S$
Ricordando che $I_S \in [10^{9}, 10^{-15}]$ $A$, notiamo perché nella scala proposta il grafico, la corrente sembri quasi nulla.
Notiamo inoltre che a $-70\;V$ torna a manifestarsi corrente nel verso opposto. Questo fenomeno si dice Breakdown (rottura). Non avviene una vera e propria “rottura”, ma in assenza di una resistenza in serie è molto facile che il diodo si bruci.

Per capire perché avviene il breakdown dobbiamo nominare due effetti che avvengono all’interno del diodo:
L’effetto Zener si basa sul fenomeno del tunneling interbanda, ed è complesso da spiegare senza conoscere alcuni principi della meccanica quantistica. Semplificando, possiamo dire che il campo elettrico fornisce sufficiente energia da rompere alcuni legami covalenti.
L’effetto Valanga invece si basa su un assunto: all’interno della zona $P$ si liberano elettroni che, spinti dal campo elettrico, accelerano. Quando questi entrano nella zona di svuotamento lo fanno con una certa velocità $v \gg 1$. Nel momento in cui l’elettrone va a urtare un atomo all’interno della zona di svuotamento, quest’urto può rompere un legame covalente, producendo un elettrone libero e una lacuna.
I due elettroni a loro volta riacquisteranno velocità producendo una altro urto, che raddoppierà ancora una volta, e così via. A loro volta le lacune producono altri urti producendo altre lacune ed elettorni.
La rottura del legame per via dell’urto si chiama Ionizzazione per Urto.
I diodi Zener sono particolari diodi che abbassano la tensione di breakdown $V_{BR}$ di diverse unità. Questi diodi sono utilizzati nei sistemi per:

Quando aumenta la temperatura $T$ sappiamo già che la mobilità diminuisce.
| L’effetto Zener, all’aumento di $T$, diminuisce il modulo di $ | V_{BR} | $, in quanto aumenta l’energia termica, richiedendo meno energia per rompere ogni legame covalente. |
Seppur può sembrare che sull’effetto Valanga si abbia lo stessa conseguenza, in realtà la situazione è opposta. Infatti, aumentando l’energia termica di ogni elettrone, è vero che aumenta il numero di urti, ma ciò comporta una diminuzione del tempo tra uno e l’altro. L’effetto che ha sul singolo elettrone è quello di diminuire l’energia acquisita tra un urto e l’altro, non permettendogli di arrivare al livello necessario per la ionizzazione per utro.
| L’effetto è quindi quello di aumentare il modulo di $ | V_{BR} | $. |
I diodi Zener sono costruiti in modo da gestire opportunamente gli effetti della temperatura. In generale:
| Prevale effetto Zener $ | V_{BR} | < 5\;V$ |
| Prevale effetto Valanga $ | V_{BR} | > 7\;V$ |
| Si hanno entrambi gli effetti $5\;V < | V_{BR} | < 7\;V$ |
Nel caso di diodi che presentano entrambi gli effetti, soprattutto quelli da $5.6$ $V$ si dice che questi sono termicamente stabili, in quanto i due effetti tendono a compensarsi a vicenda.
Partiamo dal seguente circuito:

Poiché il diodo non è un componente lineare non possiamo risolverlo come facevamo ad Elettrotecnica.
Effettuiamo quindi uno studio utilizzando le Leggi di Kirchoff:
Risolvere questo sistema è complesso, tuttavia possiamo utilizzare metodi di risoluzione numerici sfruttando potenza computazionale.
Un altro metodo per avere almeno un idea di quello che accade si dice metodo grafico. È un metodo molto utile se riusciamo a portare in forma grafica la legge di Shockley, che appiemo essere un esponenziale.
Dalla prima equazione ricaviamo invece che $I_D = \frac{V_A - V_D}{R} = -\frac{V_D}{R} + \frac{V_A}{R}$, ovvero una retta con pendenza $-\frac{1}{R}$.
Un grafico qualitativo è quindi il seguente:

La retta viene chiamata Retta di Carico, poiché le sue caratteristiche dipendono esclusivamente da parametri esterni al diodo.
Otteniamo quindi che la soluzione del nostro esercizio è proprio l’intersezione tra le due curve, che viene spesso indicato con la lettera $Q$ (Quiescent), chiamato Punto di Lavoro o Punto di Riposo. \(Q = (V_{DQ}, I_{DQ})\)
Il metodo grafico, chiamato anche metodo della retta di carico, ci fornisce anche informazioni su cosa accade al variare dei parametri:
Il metodo grafico però presenta anche numerosi svantaggi:
Il vantaggio di entrambi i metodi è quello di non utilizzare alcuna approssimazione nei calcoli.
Ci concentriamo adesso invece su un metodo che sfrutta modelli equivalenti del diodo, che modellizza la legge di Shockley, approssimando una soluzione.
Esistono tre modelli principali per approssimare il diodo:
Nel modello a caduta costante rinunciamo alla caratteristica esponenziale della legge di Shockley, ma manteniamo la crescita ripida ad un valore di tensione $V_\gamma$.
La scelta di $V_\gamma$ è variabile, tipicamente vale $0.7$ $V$.
Questo modello approssima il diodo:
Per poter utilizzare questo modello quello che si fa è:
Il problema è che con $N$ diodi abbiamo un numero totale di $2^N$ potenziali circuiti da risolvere.
La soluzione fornita da questa approssimazione si discosta dalla realtà in media del $10\%$.

Nel modello a diodo ideale rinunciamo nuovamente alla caratteristica esponenziale della legge di Shockley, ma manteniamo la crescita ripida ad al valore di tensione $V_D = 0$.
Questo modello approssima il diodo:
Per poter utilizzare questo modello le operazione che si fanno sono le stesse di prima:
Anche qui il problema è che con $N$ diodi abbiamo un numero totale di $2^N$ potenziali circuiti da risolvere.
La soluzione fornita da questa approssimazione è ancora più lontana dalla reale soluzione, in quanto ignora la caduta ai capi del diodo. È comunque molto utile nel caso in cui fossimo interessati nel fare un analisi qualitativa del circuito, oppure nei casi in cui la tensione ai capi del diodo $(\approx 0.7$ $V)$ è molto minore a quella del circuito.

Nel modello a diodo ideale rinunciamo ancora una volta alla caratteristica esponenziale della legge di Shockley, e scegliamo una crescita costante a partire da una tensione $V_\gamma$.
Il valore di $V_\gamma$ è leggermente più basso di $0.7$ $V$, ma subentra il problema di non conoscere come scegliere la pendenza.
Questo modello approssima il diodo:
La scelta della resistenza $R_D$ è molto complessa, in quanto solitamente non abbiamo a priori dei punti di riferimento che ci aiutano a fare una scelta ragionevolmente corretta.
Inoltre il circuito è notevokmente più complicato, in quanto abbamo introdotto $N$ generatori reali.

Risolviamo quindi l’esercizio visto prima, riproposto sulla destra, con i vari modelli.
Il diodi è un Diodo 1N4148 con le seguenti caratteristiche reali: \(\begin{cases} I_D = 4.35\;mA \\ V_D = 0.653\;mA \end{cases}\)
Vediamo quindi come qual è l’errore che commettiamo utilizzando le varie approssimazioni.

Diodo Ideale
Nel casodi diodo ideale ipotiziamo di avere un Diodo ON, ovvero un corto $V_D = 0$.
Di conseguenza otteniamo che: \(I_D = \frac{V_A}{R} = 5\;mA\)
Poiché abbiamo imposto che $V_D = 0$, effettuiamo la verifica dell’ipotesi sulla corrente, ovvero che $I_D > 0$.
La verifica è quindi immediata $5\;mA > 0$, e quindi abbiamo risolto il circuito.
Notiamo che l’errore sulla corrente reale è minore a $1$ $mA$, circa del $15\%$.
Caduta Costante
Effettuando sempre l’ipotesi che sia un Diodo ON, sostituiamo il diodo con un generatore di tensione pari a $V_\gamma = 0.7\;V$.
Notiamo subito che facciamo un errore del $7\%$, un valore accettabile.
Ricaviamo quindi la corrente: \(I_D = \frac{V_A - V_D}{R} = 4.3\;mA\)
Anche in questo caso la verifica che $I_D > 0$ è superata, in particolare adesso abbiamo un errore solamente del $1\%$.
Notiamo che l’errore sulla corrente è molto minore rispetto a quello prima.
Lineare a Tratti
Manteniamo l’ipotesi Diodo ON, supponiamo di prendere:
In questo caso: \(I_D = \frac{V_A - V_\gamma}{R + R_F} = \frac{5 - 0.65}{1020} = 4.26\;mA\)
La tensione $V_D$ è quindi: \(V_D = V_f + R_f I_D = 0.735\;V\)
La verifica, ancora una volta $I_D > 0$, è ancora una volta superata.
L’analisi dei circuiti a diodi si svoge partendo da un’ipotesi dello stato di lavoro del diodo:
Fatta l’ipotesi, il secondo passaggio consiste nell’applicazione del modello prescelto in accordo con l’ipotesi effettuata.
Nel caso di ipotesi di conduzione dobbiamo scelgiere tra:
Se invece siamo nell’ipotesi interdetta dobbiamo sostituire ad ogni diodo un aperto.
Effettuata la sostituzione possiamo quindi risolvere il circuito, ovvero trovare tutte le correnti $I_i$ e le tensioni $V_i$.
Risolto il circuito dobbiamo effettuare la verifica:
Nel caso di piccoli segnali, ovvero piccole oscillazioni del segnale dato un valore che consideriamo di quiete, abbiamo che i valori di tensione e corrente ai capi del diodo seguono le seguenti leggi: \(v_D(t) = V_{DQ} + v_d(t) \\ i_D(t) = I_{DQ} + i_d(t)\)
Dove $v_d(t)$ e $i_d(t)$ sono funzioni sinusoidali.
Chiamiamo quindi $Q$ il punto di riposo (quiescente), ovvero il punto dove $v_d(t) = i_d(t) = 0$. Questo punto avrà coordinate $Q = (V_D, I_D)$.
L’idea chiave dei piccoli segnali è che se le variazioni del segnale $v_d$ sono sufficientemente piccole rispetto alla tensione termica $U_T$, allora la curva esponenziale del diodo può essere approssimata con un segmento rettilineo coincidente con la tangente nel punto $Q$.

Questa accortezza ci fornisce diversi vantaggi:
La “resistenza per piccoli segnali” è quindi un valore che dipende dal punto di riposo $Q$.
La linearizzazione, vedremo valida solamente se $|v_d(t)|\ll V_{DQ}$: \(\begin{align*} i_d(t) &= f(V_{DQ}+v_d(t)) \\ &= f(V_{DQ}) + \frac{\partial f(V_{DQ})}{\partial v_D} \cdot v_d(t) + \frac{1}{2}\frac{\partial^2 f(V_{DQ})}{\partial v_D^2}\cdot v_d^2(t) + \dotsc \\ &\approx f(V_{DQ}) + \frac{\partial f(V_{DQ})}{\partial v_D} \cdot v_d(t) \end{align*}\)
Possiamo quindi dire: \(\begin{CD} \begin{matrix} i_D(t) \approx f(V_{DQ}) + \frac{\partial f(V_{DQ})}{\partial v_D}\cdot v_d(t) & \leftrightarrow & i_D(t) = I_{DQ}+ i_d(t) \end{matrix} \\ @VVV \\ \begin{matrix} I_{DQ} = f(V_{DQ}) & & i_d(t) = \frac{\partial f(V_{DQ})}{\partial v_D} \cdot v_d(t) \end{matrix} \end{CD}\)
In paricolare chiamiamo: \(\begin{cases} g_d := \frac{i_d}{v_d} = \frac{\partial f(V_{DQ})}{\partial v_D} & \textbf{Conduttanza differenziale} \\[1em] r_d := \frac{1}{g_d} = \Bigl(\frac{\partial f(V_{DQ})}{\partial v_D}\Bigr)^{-1} & \textbf{Resistenza differenziale} \\ \end{cases}\)
È quindi possibile vedere che i parametri differenziali dipendono dal punto di riposo $V_{DQ}$.
Possiamo quindi linearizzare la legge di Shockley: \(\begin{CD} {i_D = f(v_D) = I_S\Bigl(e^{v_D/(\eta U_T)} - 1\Bigr)} \\ @VVV \\ { g_d = \frac{\partial f(V_{DQ})}{\partial v_D} = \frac{I_S}{\eta U_T}\cdot e^{V_D/(\eta U_T)} } \end{CD}\)
Sommando e sottraendo $I_S$ dal numeratore otteniamo:
$$
\begin{align*}
g_d &= \frac{I_S\Bigl(e^{V_D/(\eta U_T)} - 1\Bigr) + I_S}{\eta U_T}
&= \frac{f(V_D) + I_S}{\eta U_T}
&= \frac{I_{DQ} + I_S}{\eta U_T}
&\approx \frac{I_{DQ}}{\eta U_T} & I_{DQ} \gg I_S
\end{align*} $$
Questa linearizzazione è valida a patto che sia valida la relazione: \(\begin{CD} {\Biggl| \frac{\partial f(V_{DQ})}{\partial v_D} \cdot v_D(t) \Biggr| \gg \Biggl| \frac{1}{2}\frac{\partial^2 f(V_{DQ})}{\partial v_D^2} \cdot v_D^2(t) \Biggr|} \\ @VVV \\ {\frac{I_{DQ} + I_S}{\eta U_T} \gg \frac{I_{DQ} + I_S}{2(\eta U_T)^2} \cdot |v_d(t)|} \\ @VVV \\ {|v_d(t)| \ll 2\eta U_T} \end{CD}\)
Per $U_T = \frac{K_BT}{q} \approx 26$ $mV$ a $300°K$ e $\eta = 1.1$ ottenuamo quindi che la relazione è valida solamente per oscillazioni di ampiezza molto inferiore a: \(|v_d(t)| \ll 57.2\;mV\)
In generale, per segnali con ampiezze di pochi milli-volt la nostra linearizzazione è valida, ottenendo valori: \(\begin{cases} \textbf{In conduzione } (I_{DQ} = 1\;mA) & r_d = \frac{\eta U_T}{I_{DQ}} = 28.6\;k\Omega \\[1em] \textbf{In interdizione con } V_{DQ} = 0 \:(I_{DQ} = 1\;nA) & r_d = \frac{\eta U_T}{I_{DQ}} = 28.6\;G\Omega \\ \end{cases}\)
Per analizzare un circuito sottoposto a piccole perturbazioni attorno un punto di riposo, lo risolviamo sfruttando la sovrapposizione degli effetti:

Per quanto riguarda il primo punto possiamo quindi risolvere ipotizzando il diodo in conduzione: \(I_{DQ} = \frac{E - V_\gamma}{R} \\[0.75em] r_d = \frac{\eta U_T}{I_{DQ}} \\[0.75em]\)
Risolvendo invece il secondo circuito, utilizzando il diodo linearizzato: \(i_d(t) = \frac{v_s(t)}{R + r_d} \\[0.75em]\)
La soluzione finale sarà quindi: \(i_D(t) = I_{DQ} + i_d(t)\)